Fang Zhen; silenzioso eroe di Pechino

By deporto
Il rivoltoso sconosciuto di piazza Tienanmen (Foto: Associated Press)

Il rivoltoso sconosciuto di piazza Tienanmen (Foto: Associated Press)

Era la notte del 4 giugno 1989 quando in piazza Tienanmen a Pechino i cingoli di un carro armato del governo cinese passarono sulle gambe dello studente Fang Zhen amputandogliele. La versione ufficiale come spesso accade nel leggere le versioni di regime è al tempo stesso ridicola, drammatica e sprezzante perché parla di semplice “incidente nel traffico”.

Ma Fang Zhen è anche un atleta, lanciatore di disco e giavellotto in odore di nazionale. Così senza perdersi d’animo ha studiato Scienze Motorie all’Università e continuato ad allenarsi, ottenendo risultati straordinari e coltivando il sogno di partecipare alle Paralimpiadi di fine agosto a Pechino.

A questo punto arriva la beffa, ovvero il veto cinese alla sua partecipazione perché “colpevole” di aver preso parte alle proteste di diciannove anni fa. Ancora una volta la politica di basso livello si mescola allo sport, non basta il fatto che siano passati ormai così tanti anni, evidentemente è una ferita ancora aperta ed ancora troppo elevato è il timore del governo cinese che attraverso questo eroe si possa fornire l’ennesima immagine negativa del regime.

In realtà Fang Zhen avrebbe potuto già partecipare nel 1988 e nel 1992, ma l’autorità cinese non gli concesse mai il visto per recarsi all’estero. Ora che finalmente si presenta la possibilità di partecipare senza espatriare e gli viene negata anche questa, il silenzioso eroe nazionale decide di non rendere troppo plateale il suo caso «…a che cosa serve? Non dimentico i carri armati ma non mi va di rovinare una festa che noi cinesi abbiamo guadagnato e meritato…», un sentimento difficilmente condivisibile che dimostra l’entità dell’indottrinamento cinese, anche in chi non può certo essere considerato sostenitore.

Alla luce di quanto visto finora il rammarico è grande per questa ennesima occasione persa, in cui si poteva abbattere il muro che separa l’informazione interna della repubblica cinese con il resto del mondo permettendo alla popolazione cinese, spesso inconsapevole, di conoscere ciò che buono (ma anche cattivo) vi è oltre la rigida censura di regime.

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