
L’interrogazione sul perché affidare allo Sport ciò che la politica non riesce a fare che si è diffusa recentemente a livello mediatico rappresenta senza mezzi termini manifestazione di ignoranza o peggio malafede. E’ certamente cosa tollerabile se espressa dall’uomo della strada ma non da chi ricopre ruoli ai vertici dello Sport e della politica nazionali, ed è addirittura triste e squallido constatare come siano proprio questi reggenti dello sport a sminuirne il ruolo centrale che tutti sappiamo avere nella società attuale.
Ma qual è stato l’elemento scatenante tale dibattito? Dopo mesi di riflessioni circa l’opportunità o meno di boicottare i giochi olimpici in Cina per il mancato rispetto dei diritti umani, dopo le conseguenti minacce di alcuni comitati olimpici di voler intraprendere azioni di protesta, dopo l’annuncio di singoli atleti di non presenziare alla cerimonia inaugurale, il CONI, il comitato organizzatore (BO-COG), il CIO ed alcuni politicanti hanno cominciato a soffrire la sempre più forte pressione dell’opinione pubblica e di quella parte responsabile dello sport e della politica.
Ignoranza o malafede si diceva, per innumerevoli motivi; perché lo sport è sempre stato intrecciato indissolubilmente con la politica e la storia sociale, lo era addirittura già ai tempi delle Olimpiadi antiche che furono modello di ispirazione del barone de Coubertin fondatore del CIO e di queste Olimpiadi moderne. Infatti in quei tempi non era insolito che a gareggiare fossero gli stessi personaggi di spicco e reggenti delle città stato perché la vittoria era capace di consacrare la gloria dei trionfatori unitamente a quella delle città di provenienza.
Ma senza andare a scomodare gli antichi greci anche i giochi dell’era moderna sono stati, nel bene e nel male, costellati di aspetti politici; dall’astuto sfruttamento dei Giochi Olimpici per la propaganda fascista, che ispirarono poi quelli della propaganda nazista (1936) i quali a loro volta furono purtroppo fonte di ispirazione di numerose manifestazioni propagandistiche successive soprattutto di stampo comunista, inclusa probabilmente anche quella che sta per iniziare. Come dimenticare poi i reciproci boicottaggi URSS – USA (Mosca 1980 – Los Angeles 1984) durante la guerra fredda ma anche e soprattutto i bellissimi gesti di Responsabilità Sociale da parte degli atleti nei giochi di Città del Messico 1968.
E’ fatto noto altresì che da decenni ormai l’assegnazione dei Giochi con il vorticoso giro di denaro ad essa legato è divenuta occasione una tantum di rinnovamento delle infrastrutture non solo sportive di città e paesi assegnatari. E’ proprio di queste settimane la notizia che il rimodellamento urbano di Pechino ha interessato ben l’80% della capitale. Dato questo che impressiona soprattutto se, provando ad immedesimarci, pensassimo alla nostra città di residenza irriconoscibile a tal punto da sembrarci quasi completamente estranea.
Quindi che dire di questi contratti fra il CIO e le istituzioni locali e nazionali in occasione dell’assegnazione dei Giochi? Si tratta forse di sport? Evidentemente no, eppure in questi casi nessuno di questi “signori dello sport” si è mai lamentato.
E ancora, per motivare l’epurazione dallo sport degli aspetti sociali questi affermano che il CONI ha il dovere di rispettare le regole dettate dal CIO, creando però il triste paradosso in cui quello che in Italia è praticamente un Ministero deve sottostare alle direttive di una organizzazione non governativa assolutamente autoreferenziale con sede nella città elvetica di Losanna che di fatto non è altro che un ente di diritto privato.
Ente tutt’altro che trasparente dal momento che i membri che lo compongono vengono eletti per cooptazione, non hanno limite di mandato e degno di nota è il fatto che in ben 115 anni dalla fondazione ha avuto soltanto 8 presidenti.
Infine a chi afferma ipocritamente che la politica non deve entrare nello sport è il caso di chiedere allora cosa ci facciano fra i membri del CIO personaggi come il concittadino avezzanese di chi scrive, Mario Pescante, il quale pur avendo ricoperto anche ruoli di spicco nel governo dello sport italiano è stato, è e sarà, fondamentalmente un uomo di partito e non ha mai smesso di esserlo.
E’ palese che in occasione di questi Giochi si poteva ottenere qualche strappo in termini di diritti umani dal regime cinese, se il CIO con la complicità di tanta parte del mondo politico mondiale non avessero deciso di chiudere tutti e due gli occhi in cambio di lucrosi affari e tornaconti che nulla hanno a che vedere con gli ideali sportivi.
In buona sostanza i vertici dello sport hanno sempre assunto un atteggiamento piuttosto schizofrenico riguardo i rapporti con la politica, in cui questi sono tollerabili e benvenuti quando portano business ed intollerabili quando portano messaggi sociali.
Eppure proprio per i precedenti storici e proprio per la grandissima potenza mediatica che ha lo sport, questi Giochi Olimpici di Pechino 2008 sono l’occasione perfetta per aprire questo squarcio di democrazia in un paese tanto importante nel panorama internazionale quanto grande e popoloso.
Dunque chiamatisi fuori il mondo politico e la dirigenza dello sport (che evidentemente talvolta coincidono) viene da chiedersi chi oltre ai milioni di persone comuni ed attivisti che nel proprio piccolo fanno quanto possibile per questa causa potrà dare il colpo decisivo?. A questa domanda retorica risponde ovviamente e soprattutto la figura dell’atleta.
Chiamati in causa alcuni l’hanno eroicamente abbracciata mentre la grandissima parte di loro si è defilata.
Questi hanno paura che venga tolta loro la vetrina di prestigio ed in effetti se così fosse sarebbe certamente un peccato. Ma non si pretende certo da loro il boicottaggio della manifestazione, chiunque ami un po’ lo sport può capire che questi ragazzi si sono allenati duramente ed hanno fatto molti sacrifici in questi quattro anni per arrivare al meglio e poter dare il massimo in questo mese.
Ma purtroppo si tratta talvolta di ragazzi capaci di raggiungere l’acme delle proprie discipline sportive senza sapere cosa lo sport sia in realtà e senza rendersi conto di quanto più importante sia oggi ed in queste occasioni lo sport quale veicolo di comunicazione (sia nel bene che purtroppo nel male) rispetto all’insieme dei gesti sportivi, dei tempi, delle distanze e dei punteggi presi in assoluto. Insomma un po’ come si dice di chi ha il pane e non i denti, manca fra la maggior parte degli atleti paradossalmente la consapevolezza di quanto siano essi importanti aldilà del raggiungimento o meno di record e primati, e soprattutto di quanto un gesto per il sociale in una manifestazione internazionale possa diventare un messaggio universale ed immortale come è stato per l’indimenticato podio di Tommie Smith, Peter Norman e John Carlos, in un contesto politico e sociale a livello internazionale molto simile a quello che troviamo oggi (a dire il vero probabilmente ancor più difficile) ai Giochi di Città del Messico ’68, esattamente quarant’anni fa.
Concludendo con questa bella immagine negli occhi, quindi, aggiungo a questo oceano di informazioni sui Giochi Olimpici di Pechino 2008 queste mie parole quasi a mò di rito propiziatorio, affinché gli atleti possano essere capaci di compiere un nuovo importante gesto di Responsabilità Sociale che, anche se molto piccolo, saprà essere di innesco per un processo che indurrà significativi risvolti umani. Allora sì che non si potrebbe chiedere di più allo sport.